martedì, 29 settembre 2009
Caro blog,

è tanto che non ci si sente.
La voglia di scrivere è nascosta da qualche parte.
Nascosta molto bene.
È che quando passano mesi in cui non fai altro che leggere (bellissimi, per carità) libri per l'Università, la voglia la perdi. Cioè, passi l'estate a imparare fastidiose lingue vive e non vedi l'ora che sia settembre per studiare cose più stimolanti. Arriva settembre e non vedi l'ora che sia fine settembre per iniziare a preparare la tesi. Arriva fine settembre e non vedi l'ora che sia fine gennaio per fare qualsiasi altra cosa.
Ma no dai, non ci buttiamo in citazioni di Schopenhauer o Leopardi o altri inutili uomini moderni. Non siamo mica un Accorsi o un Mastrandrea qualsiasi. Non possiamo rimanere a marcire in un angolo sporco di una casa bevendo cose forti, enunciando i massimi sistemi intervallandoli a versi di canzoni di qualche gruppo sfigato degli anni '90, crogiolandoci nella nostra inettitudine.
Sarebbe un bel cliché.
Cazzo, "crogiolandoci nella nostra inettitudine", che brutto finale per la frase.
Dai che almeno col gruppo si suona alla grande (qui si che inizio a sembrare Accorsi).
Va bene, la mia dose di idiozie l'ho detta oggi, vediamo per quanti altri mesi basterà.

P.S. non me ne ero accorto, caspita... Splinder è diventato molto più formale, qui sotto per pubblicare mi chiede un sacco di cose!
postato da: EnricoDiPalma alle ore settembre 29, 2009 09:41 | Permalink | commenti
categoria:divagazioni
lunedì, 30 marzo 2009
Ora la moglie di Lot guardò indietro
e divenne una statua di sale.
Genesi 19,26

Nel 1947 l'America, unica vincitrice di una guerra che nemmeno la riguardava, vedeva sbocciare uno dei suoi fiori migliori. Il ventiduenne Gore Vidal, dopo un paio di romanzi di guerra, pubblica The city and the pillar (in italiano La statua di sale, Fazi Editore).
E' un grande romanzo, per molti motivi. Innanzitutto per la maturità letteraria del giovane Vidal, che padroneggia strutture e schemi narrativi, coerenza di registro, gusto per il dialogo; inoltre per la forza dei temi trattati e per il coinvolgimento personale dell'autore.

L'omosessualità vista (e viussuta?) da Vidal non ha nulla di stereotipato: niente "checche", sciarpe colorate, voci effemminate e via di scorrendo; è l'omosessualità innanzitutto vista trasversalmente, quella del marinaio e quella del soldato, dell'attore di successo e dell'intellettuale, del self-made-man e dello studente: c'è un mondo sotterraneo, fatto di sguardi segreti e matrimoni di copertura, più grande di quanto la classe dirigente Americana voglia far credere.

In questo altro mondo si muove il giovane Jim, promettente tennista in viaggio per gli States: è diverso da quello che dovrebbe essere, ma non è nemmeno quello che la società si aspetterebbe da un gay; è semplicemente una statua di sale, immobilizzata nel ricordo del vecchio compagno di scuola Bob e della loro notte d'amore in riva al fiume, incapace di dimenticare e di guardare avanti. A nulla serviranno le storie con Shaw, il divo di Hollywood o con Sullivan, scrittore ombroso e affascinante, o con Maria, giovane e attraente ereditiera. Tutto si risolverà nell'impressionante e splendido finale (riscritto dall'autore negli anni '60), di cui non voglio anticiparvi nulla.

In tempi di "Luca era gay", Pax e "devianze", La statua di sale ci regala un inedito sguardo sul mondo dell'omosessualità, anzi degli affetti umani in generale: la definizione stessa di omosessualità sembra scricchiolare dopo la lettura del romanzo. Intelligenti le parole Freudiane che Vidal mette in bocca a un intellettuale gay di New York:

"Tutti sono bisessuali per natura. La società, il condizionamento precoce, la buona o la cattiva sorte - dipende da come ci è stato detto di considerarla - determinano il risultato. Nulla è "giusto". Solo la negazione dell'istinto è sbagliata".

 
postato da: EnricoDiPalma alle ore marzo 30, 2009 11:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:letteratura, romanzo, critica, societĂ 
mercoledì, 11 febbraio 2009

Fra polemiche, gioie, scontri, delusioni, gli Afterhours andranno a Sanremo.
Che poi, in fondo, è un problema così grande? La polemica è quasi peggio di quella dei fans di sinistra di Battiato, che tempo fa gridarono allo scandalo e alla vergogna per la partecipazione (puramente artistica) del Maestro a una festa di non so quale partito politico di destra.

Il problema è un altro. Che canzone porteranno? Sarà un bel compromesso con i gusti nazionalPOPolari all'italiana? Il pezzo si intitola "il paese è reale". Eccovi il testo:

Dici sempre le preghiere
conti sempre fino a dieci
preghi ancora che
non tocchi a te
decidere
piangi fermo in tangenziale
inseguivi una cazzata
era splendida e dorata
fresca e avvelenata
ma il paese sa affondare
tutto intorno a te a ballare
bestemmiando disprezzare
e riderci un po’ su
e tu vuoi far qualcosa che serva
e farlo prima che il tuo amore si perda
non ti accorgi che se lo vuoi tu
quel che valeva poi non vale più
se ti han detto resta a casa
vola basso non scocciare
se disprezzi puoi comprare
se vale tutto niente vale
se non sai più se sei un uomo
se hai paura di sbagliare
se hai solo voglia di pensare
che fra poco è primavera
adesso fa qualcosa che serva
che è anche per te se il tuo paese è una merda
c’è una strada in mezzo al niente
piena e vuota della gente
e non porta fino a casa
se non ci vai tu
io voglio far qualcosa che serva
fammi far solo una cosa che serva
dir la verità è un atto d’amore
fatto per la nostra rabbia che muore

Canzone non drogata, nè esistenziale, nè tantomeno erotica, ma sociale. Ecco, forse hanno pescato il tema nell'ambito più "accettabile" all'orecchio sanremese. Non manca qualche spunto più sgarbato che, lungi dall'essere "bello" a prescindere, potrebbe dare il suo contributo al pezzo un po' tiepidino.
Insomma, la speranza continua a essere quella di una bella chitarra rotta o di qualche sputo sul pubblico che riesca a scaldare il palco fiorito, ma mi accontenterei anche di qualche bella distorsione...
postato da: EnricoDiPalma alle ore febbraio 11, 2009 12:24 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 02 febbraio 2009

11

[1] L'anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti; posero l'assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. [2] Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall'alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. [3] Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: «E' Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l'Hittita». [4] Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa.

[5] La donna concepì e fece sapere a Davide: «Sono incinta». [6] Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Uria l'Hittita». Ioab mandò Uria da Davide. [7] Arrivato Uria, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. [8] Poi Davide disse a Uria: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Uria uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una portata della tavola del re. [9] Ma Uria dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. [10] La cosa fu riferita a Davide e gli fu detto: «Uria non è sceso a casa sua». Allora Davide disse a Uria: «Non vieni forse da un viaggio? Perché dunque non sei sceso a casa tua?». [11] Uria rispose a Davide: «L'arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e la sua gente sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima, io non farò tal cosa!». [12] Davide disse ad Uria: «Rimani qui anche oggi e domani ti lascerò partire». Così Uria rimase a Gerusalemme quel giorno e il seguente. [13] Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Uria uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.

[14] La mattina dopo, Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Uria. [15] Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». [16] Allora Ioab, che assediava la città, pose Uria nel luogo dove sapeva che il nemico aveva uomini valorosi. [17] Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; parecchi della truppa e fra gli ufficiali di Davide caddero, e perì anche Uria l'Hittita.

[18] Ioab inviò un messaggero a Davide per fargli sapere tutte le cose che erano avvenute nella battaglia [19] e diede al messaggero quest'ordine: «Quando avrai finito di raccontare al re quanto è successo nella battaglia, [20] se il re andasse in collera e ti dicesse: Perché vi siete avvicinati così alla città per dar battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle mura? [21] Chi ha ucciso Abimelech figlio di Ierub-Bàal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così che egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle mura? tu digli allora: Anche il tuo servo Uria l'Hittita è morto». [22] Il messaggero dunque partì e, quando fu arrivato, riferì a Davide quanto Ioab lo aveva incaricato di dire. Davide andò in collera contro Ioab e disse al messaggero: «Perché vi siete avvicinati così alla città per dare battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall'alto delle mura? Chi ha ucciso Abimelech, figlio di Ierub-Bàal? Non fu forse una donna che gli gettò addosso un pezzo di macina dalle mura, così che egli morì a Tebez? Perché vi siete avvicinati così alle mura?». [23] Il messaggero rispose a Davide: «Perché i nemici avevano avuto vantaggio su di noi e avevano fatto una sortita contro di noi nella campagna; ma noi fummo loro addosso fino alla porta della città; [24] allora gli arcieri tirarono sulla tua gente dall'alto delle mura e parecchi della gente del re perirono. Anche il tuo servo Uria l'Hittita è morto». [25] Allora Davide disse al messaggero: «Riferirai a Ioab: Non ti affligga questa cosa, perché la spada divora or qua or là; rinforza l'attacco contro la città e distruggila. E tu stesso fagli coraggio».

[26] La moglie di Uria, saputo che Uria suo marito era morto, fece il lamento per il suo signore. [27] Passati i giorni del lutto, Davide la mandò a prendere e l'accolse nella sua casa. Essa diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore.

12

[1] Il Signore mandò il profeta Natan a Davide e Natan andò da lui e gli disse: «Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l'altro povero. [2] Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; [3] ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. [4] Un ospite di passaggio arrivò dall'uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell'uomo povero e ne preparò una vivanda per l'ospite venuto da lui». [5] Allora l'ira di Davide si scatenò contro quell'uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte. [6] Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà». [7] Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell'uomo! Così dice il Signore, Dio d'Israele: Io ti ho unto re d'Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, [8] ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. [9] Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l'Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. [10] Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l'Hittita. [11] Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole; [12] poiché tu l'hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole».

[13] Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. [14] Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore (l'insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.

[15] Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide ed esso si ammalò gravemente. [16] Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino e digiunò e rientrando passava la notte coricato per terra. [17] Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra; ma egli non volle e rifiutò di prendere cibo con loro. [18] Ora, il settimo giorno il bambino morì e i ministri di Davide temevano di fargli sapere che il bambino era morto, perché dicevano: «Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà qualche atto insano!». [19] Ma Davide si accorse che i suoi ministri bisbigliavano fra di loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi ministri: «E' morto il bambino?». Quelli risposero: «E' morto». [20] Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e vi si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero il cibo e mangiò. [21] I suoi ministri gli dissero: «Che fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!». [22] Egli rispose: «Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: Chi sa? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo. [23] Ma ora che egli è morto, perché digiunare? Posso io farlo ritornare? Io andrò da lui, ma lui non ritornerà da me!».

[24] Poi Davide consolò Betsabea sua moglie, entrò da lei e le si unì: essa partorì un figlio, che egli chiamò Salomone.



Now I've heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don't really care for music, do you?
It goes like this
The fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing Hallelujah...

Hallelujah...

Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you
To a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah...

Baby I have been here before
I know this room, I've walked this floor
I used to live alone before I knew you.
I've seen your flag on the marble arch
Love is not a victory march
It's a cold and it's a broken Hallelujah...

Hallelujah...

There was a time you let me know
What's really going on below
But now you never show it to me, do you?
And remember when I moved in you
The holy dove was moving too
And every breath we drew was Hallelujah...

Hallelujah...

You say I took the name in vain
I don't even know the name
But if I did, well really, what's it to you?
There's a blaze of light
In every word
It doesn't matter which you heard
The holy or the broken Hallelujah...

Hallelujah...

I did my best, it wasn't much
I couldn't feel, so I tried to touch
I've told the truth, I didn't come to fool you
And even though
It all went wrong
I'll stand before the Lord of Song
With nothing on my tongue but Hallelujah...

(Leonard Cohen - Hallelujah)
postato da: EnricoDiPalma alle ore febbraio 02, 2009 22:35 | Permalink | commenti (1)
categoria:musica, letteratura, religione, erotismo, romanzo
martedì, 27 gennaio 2009
Ricordo che qualche anno fa, chiedendo a un simpaticissimo bambino di nome Francesco quale fosse il suo cartone animato preferito (aveva allora appena 7 anni), rimasi spiazzato dalla sua risposta: "è Yellow Submarine dei Beatles!".
Ripensandoci mi è poi parso normale: ai bambini piacciono i colori, il dinamismo delle forme, i giochi di luce, i ritmi ipnotici. Che poi ci fosse un collegamento con i paradisi artificiali è cosa secondaria.
O forse no? I bambini adorano ciò che è fantasioso e fuori dall'ordinario. Amano il Luna Park, che è un po' come un trip lisergico (postumi a parte), amano l'overdose da zuccheri, amano l'anfetiminica irrequitezza... (La ricerca di fuga nella droga è forse per l'adulto l'estremo appiglio al mondo infantile e ai suoi giochi?)


Chidete a un bambino qual è il suo luogo preferito e lui vi dirà "Disneyland!", probabilmente. Aperto giorno e notte, popolato da esseri macrocefali dalle fattezze fantastiche, colorato come un concerto Pop degli anni '60, tutto a Eurodisney ricorda un viaggio a base di Mescalina. Tutto ha un senso rotatorio, le giostre, le vie, le musiche, gli edifici. Non ci sono problemi nè assilli, a Disneyland.
Il paradiso artificiale Disneyland è solo l'aspetto più esplicito e tangibile di questa identità cartoni-psichedelia. Il team di cartoonisti che da una settantina d'anni disegna i film della Disney ha ben chiaro che la chiave del successo sta in questo: spirali vorticose policrome e deformazioni psicopercettive.
Proviamo a passare rapidamente in rassegna alcuni Classici della Disney per rendercene conto.

Il primo, Biancaneve e i sette nani (1937), è un ottimo inizio. Al di là della sottotraccia del Veleno-droga della mela, memorabile è la scena del bosco notturno, dove la nostra eroina vede animarsi minacciosi alberi-demoni, il tutto condito da fuochi fatui e lugubri rumori. Un classico esempio di paranoia da viaggio finito male. Pinocchio (1940) non è da meno. Splendida è la scena della "sbronza-trip" di Pinocchio nel Paese dei Balocchi: fumo, alcol, biliardo, un clima di lascivia generale e la grottesca metamorfosi di Lucignolo in asino.
Uno dei capolavori del genere Psichedelico-Disneyano è dello stesso anno, ed è il memorabile Fantasia: due ore di musica accompagnata da sequenze lisergiche che ora dilatano ora concentrano le percezioni dell'ignaro bambino, che non capisce niente ma rimane fisso a godersi i cinetici giochi di luce e di suoni.
Nel 1941 c'è Dumbo, cone le sue memorabili scene fatte di elefanti-Pop e caleidoscopici voli circensi. Un decennio esatto dopo esce un'altra pietra miliare del genere, Alice nel paese delle meraviglie. Qui il soggetto è complice delle lunghe tirate psichedeliche, con la povera Alice che, con strane pozioni, vede ora ingigantirsi ora rimpicciolire il mondo intorno a lei. E poi stregatti, brucaliffi, cappellai matti, regine... Iltutto con un gusto ante-pop veramente notevole.
La spada nella roccia (1963) ci porta in un medioevo hippy fatto di trasmigrazione dei corpi, di suppellettili volanti ed empatia con la natura, mentre Il libro della giungla (1967) oltre a ricordarci che "ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile, e i tuoi malanni puoi dimenticar" ci mostra una gustosa scena di ipnosi lisergica (Kaa e il piccolo Mowgli). Nel 1977, mentre nel mondo reale i Punk riscoprono i miracoli dei paradisi artificiali, la Disney crea Winnie the Pooh, affetto da dipendenza fisiologica dal miele. Il suo mondo, ancora una volta coloratissimo, fa molto comunità-agricola-figli-dei-fiori, autoproduzione e autoconsumo sembrano le parole d'ordine.

Con La Sirenetta (1989) si entra in una nuova generazione di cartoni, più spettacolari e approfonditi dal punto di vista narrativo. Ciò non toglie - anzi potenzia - il carattere drugs&rock'n'roll delle pellicole. "In fondo al mar", con tanto di orchestra coloratissima e vorticante è lì a ricordarcelo.
Aladdin (1992) ci stupisce nella Caverna delle Meraviglie con l'esibizione woodstockiana e fuori di testa del Genio e poco dopo con la parata di Alì Ababwa. Il tutto condito dal trip "preso male" di quando è Jafar a prendere il controllo del Genio. Due anni dopo il Re Leone commuove le sale e ammalia i bambini con il viaggio mescalinico di "voglio diventar presto un re", con le erbe e le radici ultramondane dello sciamano Rafiki e con il monito quasi Oraziano di "Hakuna matata".  Pocahontas, nel 1995, è una neo-hippy che fra un Kalumè e l'altro illustra ai bacchettoni europei le meraviglie delle percezioni alterate e dialoga con gli spiriti della natura.
Mulan, Le Follie dell'Imperatore, Lilo e Stich, Koda Fratello Orso, variano sul tema dell'esotismo languido e oltremodo colorato, con scivoloni vorticosi in mondi altri e ultrasensibili.

Insomma, c'è una costante nei gusti dei bambini, che continuano ad amare i lecca lecca colorati a spirale come le battenti litanie delle ninna-nanne, che trova una precisa offerta nei Classici della Disney, policromi, deformi e piacevolmente chiassosi.
postato da: EnricoDiPalma alle ore gennaio 27, 2009 18:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:cinema, critica, ozio
lunedì, 19 gennaio 2009
In controtendenza rispetto allo spirito epico che da un po' si è impossessato di me (di noi?), vi consiglio un film eccezionale. E' vero, sarebbe meglio parlare di documentario, ma se, come dice Bergman, "non c'é nessuna forma d'arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell'anima", Essere e avere di Nicolas Philibert non ha niente da invidiare alla finzione. Uscito nel 2002 e pluripremiato un po' ovunque, Essere e avere racconta (o meglio, spia) la vita di una scuola elementare di un piccolissimo paesino dell'Auvergne, nel cuore della Francia montana e agricola.

Philibert, mai troppo invasivo, sa scegliere i momenti più toccanti e interessanti, montandoli con spirito poetico ma mai stucchevole. I bambini vivono una loro vita magica, a scuola, guidati da un umanissimo e competente maestro sulla via della pensione. A metà strada fra opera pedagogica, riflessione "fanciullesca", utopia bucolica e commovente ritratto dei tipi umani, Essere e avere merita una mezione particolare nel panorama dei documentari. Non sono la frenesia e lo zelo politico di Moore a dominare, nemmeno la (sacrosanta!) indignazione democratica della Guzzanti, ma uno stile piano e distensivo, dettagliato, attento alle rughe d'espressione e alle linee di sguardi (fra i bambini e l'ambiente circostante), come alle parole che passerebbero in secondo piano (il "tu sei mio amico?" sussurrato mentre il maestro spiega).

Si dice non ci sia molto spazio nel panorama cinematografico per il genere documentario, ma se c'è più che una mera ripresa oggettiva non vedo cosa manchi all'opera di Philibert: ci si affeziona a Jojo, a Olivier e a tutti gli altri ragazzi, alle loro famiglie, al maestro, alle loro vicende; e il tutto senza artifici retorici o teorie sull'immedesimazione, ma solo con un grande spirito pedagogico e un notevole interesse umano.

P.S. Da vedere OBBLIGATORIAMENTE senza doppiaggio! Bastano i sottotitoli, vi perdereste la divertentissima pronuncia francese dei bambini...
postato da: EnricoDiPalma alle ore gennaio 19, 2009 12:03 | Permalink | commenti (1)
categoria:cinema, societĂ 
domenica, 07 dicembre 2008


"Che significa questa parola epoca di transizione che ci ronza tanto spesso agli orecchi? Tutti sono stati tempi di transizione; trovatemene uno, che si sia fermato."

Giuseppe Giusti (prefazione a "Massimo Montanari, Storia Medievale")
postato da: EnricoDiPalma alle ore dicembre 07, 2008 20:09 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, storia, filosofia, societĂ 
sabato, 01 novembre 2008


"Perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde tra mille e mille promesse e preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? Che cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me sia pure in modo vergognoso e umiliante anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché nonostante tutto egli continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?" (Antonius Block)

Ingmar Bergman - Il Settimo Sigillo
postato da: EnricoDiPalma alle ore novembre 01, 2008 11:27 | Permalink | commenti (5)
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domenica, 12 ottobre 2008
Forza e coraggio, prima o poi si tornerà a scrivere.
postato da: EnricoDiPalma alle ore ottobre 12, 2008 14:25 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 19 settembre 2008
Un piccolo consiglio musicale direttamente dalle sagge orecchie di Loris, Demo e Ulisse: si tratta dei 2 foot yard, band d'oltreoceano che mescola nel modo più inconsueto e bizzarro rock, musica classica, noise, pop e qualsiasi altra cosa voi abbiate in mente. Ma basta parlare. Andate subito ad ascoltare alcuni pezzi sul loro My Space!
postato da: EnricoDiPalma alle ore settembre 19, 2008 12:58 | Permalink | commenti (4)
categoria:musica